Fare Mondi
Making Worlds
Bantin Duniyan
Weltenmachen
Construire des Mondes
Fazer Mundos
Questo titolo, fortemente evocativo, della 53° Biennale di Venezia richiama su di se l’attenzione…l’idea (di Daniel Birnbaum, il più giovane direttore che la Biennale abbia mai avuto) è quella di sottolineare il processo creativo del fare artistico.
E’ aperta al pubblico da domenica 7 giugno a domenica 22 novembre 2009, ai Giardini, all’Arsenale, e in vari luoghi di Venezia.
Questo progetto di Shozo Shimamoto, Kono-ue wo aruite kudasai (Per favore camminateci sopra) richiama il post di ieri su Moment Factory – La Vitrine.
Dagli anni ’50 in poi una parte della ricerca artistica (forse non particolarmente conosciuta, seppur in buona parte italiana) si è dedicata all’arte come coinvolgimento dell’osservatore, sottoforma di pura fruizione attiva dell’opera.
Scultura da prendere a calci del 1959… è un chiaro invito a “modificare” ( :D ) l’opera, l’oggettto davanti a noi…chiari sono gli intenti anche ludici, ma è interessante soprattutto l’utilizzo di un materiale (moltopren morbido + elastico) non esteticamente interessante, e che proprio per questo attira l’attenzione sulla potenziale azione richiesta.
Cosa hanno in comune tutti qusti progetti?
Qualche dato:
Shimamoto ha presentato Kono-ue wo aruite kudasai, un’opera del 1955 (rifatta nel 1995); e ricordiamo che ha fondato il Gruppo Gutai, le cui opere, spesso azioni artistiche, richiedevano un forte coinvolgimento del pubblico.
Gabriele De Vecchi, Gruppo T di Milano, dove “T” sta per Tempo, la quarta dimensione in cui si espande l’opera.
Moment Factory – La Vitrine, può rientrare a tutti gli effetti come progetto di Interactive Architecture!













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Many thanks -Damion